Crescita personale

La pazienza, una virtù o una condanna?

Tempo di lettura: 4 minuti

La pazienza è una splendida virtù; una virtù che matura durante tutto l’arco della crescita e che non nasce con l’individuo ma che necessita di un apprendimento dedito e di una pratica costante. Questa virtù è generalmente contraddistinta da connotati positivi, tuttavia, quando applicata con troppa diligenza emotiva dal soggetto, può diventare un vero e proprio problema.

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Essere pazienti è certamente necessario dato l’instancabile tran tran della vita quotidiana cui ognuno è inevitabilmente sottoposto. Mantenere la calma durante situazioni di forte difficoltà può contribuire certamente a trovare una risoluzione più rapida e razionale allo stesso.

Quando presi da forti emozioni negative ci lasciamo condizionare nelle decisioni che giornalmente siamo portati a prendere rischiamo di incamminarci verso sentieri sempre più ardui che allontanano anziché avvicinare la risoluzione del problema.

Perché la troppa pazienza può essere un problema?

C’è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù.

(Edmund Burke)

Quando essere troppo pazienti diviene causa di forte stress, di continue delusioni e ripetute rese a lotte di potere esercitato da altri su di noi, è il caso di rimodulare il nostro comportamento circa quel soggetto o situazione che ci fanno stare male.

La pazienza, quando esercitata in modo sapiente e attento, risulta fonte di benessere emotivo per l’individuo. Diviene infatti una fedele alleata di fronte a carichi emotivi troppo grandi e che non meritano una nostra eccessiva reazione. Reagire a tutto ciò che ci accade nella vita significa spendere e sprecare energie che invece potremmo canalizzare verso obbiettivi più nutrienti.

Essere pazienti diviene un vero e proprio problema quando pazienza fa rima con sottomissione. Quando per i motivi più svariati tendiamo ripetutamente a scendere a compromessi in funzione di volontà e bisogni altrui essere pazienti è sbagliato.

Scendere a compromessi con se stessi è normale in una relazione a patto che entrambe le parti coinvolte lo facciano. Quando è sempre e solo una parte a sottostare al volere dell’altro siamo di fronte ad una pazienza abusata.

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Quando per evitare un litigio si mettono da parte le proprie ragioni ed i propri bisogni legittimi stiamo sbagliando. Essere ‘troppo buono’ per mantenere in essere una relazione significa dare alimento ad un qualcosa di illusorio in cui crediamo solo noi: una relazione sbagliata in cui per sentirti al sicuro hai un bisogno smodato di dare e sacrificarti senza poter pretendere. Pena la fine della relazione.

Soffocare i propri bisogni è molto pericoloso perché alla lunga ci si abitua a farlo dimenticandosi addirittura quali siano i nostri desideri. Non sapere cosa si vuole o, soprattutto, cosa non si vuole, è fondamentale per evitare di fare della propria vita un mero strumento di soddisfazione dei bisogni altrui.

La troppa pazienza affonda le proprie radici nell’infanzia.

Bambini poco o male amati, abituati a reprimere le proprie emozioni in virtù di bisogni genitoriali di cui se ne fanno carico per poter sopravvivere in un contesto familiare estremamente tossico.

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Genitori emotivamente immaturi, manipolatori della volontà dei propri figli attraverso tecniche e strumenti psicologici volti ad esercitare un pieno e completo controllo su di essi. E’ questo lo scenario familiare tipico in cui una persona troppo buona solitamente nasce e cresce. I primissimi anni dell’infanzia sono fondamentali nella formazione della personalità di un individuo e crescere in un ambiente tanto disfunzionale lo condizionerà per tutta la vita.

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Come è possibile correre ai ripari?

Riuscire a rimodulare la propria indole troppo paziente è possibili e necessario. Ecco alcuni consigli su come riuscirci:

  • Mettere al primo posto i propri bisogni è innanzitutto il primo passo da compiere. Un soggetto troppo paziente ha imparato negli anni a soffocarli. Soffermarsi a riportarli alla luca è necessario per dar loro quella voce che reclamano da anni. Soffocare il senso di colpa che potrebbe insorgere iniziando a mettere se stessi al primo posto, anche a discapito di chi si ama, è inevitabile per imparare ad ascoltarsi. E’ importante capire che quando non si ci si sta bene con se stessi ogni nostra esternazione verso gli altri è quasi sempre un vano tentativo di colmare vuoti interni che così facendo divengono vere e proprie voragini emotive se non riempite di noi stessi e non di altri.
  • Imparare a gestire i conflitti senza evitare invece di soffocarli per timore di perdere quella persona o relazione. Imparare ad esternare le proprie emozioni in quanto giuste e assolutamente lecite è un altro grande passo verso l’affermazione di sé nelle relazioni. Non temere di perdere l’altro quando si esterna un bisogno o un parere contrario è alla base di un rapporto sano. Altrimenti una relazione tossica.
  • Coltivare la propria autostima in modo da non sentire il costante bisogno di affermarsi attraverso l’approvazione degli altri.
  • Chiedere aiuto ad un professionista quando ci si rende conto di aver bisogno di un supporto. Ricorda, tutti abbiamo dei problemi, ma solo pochi lo ammettono e decidono di volersi bene e di chiedere aiuto. Se hai bisogno di un confronto online con uno dei nostri professionisti puoi cercarci qui: Psicologa Psicoterapeuta Tucci Teresa.

Redazione Il viaggio è nella testa – Riproduzione riservata

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